24 Novembre 2020
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COVID-19. Come sta reagendo l'Europa alla seconda ondata?

05-11-2020 10:19 - News Generiche
La seconda ondata dei contagi da Covid-19 si sta facendo sentire. In particolare a livello europeo. È quanto emerso dall’incontro online tenutosi nei giorni scorsi, promosso dalla Croce Rossa austriaca, in cui i rappresentanti dei principali Paesi si sono confrontati su come i rispettivi sistemi trasfusionali stiano gestendo questa nuova fase della pandemia.

Se dal primo appuntamento era emersa una sostanziale omogeneità di intervento sul diffondersi del virus, oggi il quadro generale mostra situazioni ampiamente differenti. Tra le criticità maggiori, infatti, ci sono quelle registrate da alcuni Paesi in cui sta montando la preoccupazione legata al calo motivazionale dei donatori nel medio e lungo periodo. Tra questi c’è la Germania, dove le associazioni chiedono strategie di conservazione anticipate e attenzione all’aumento della domanda di emocomponenti dopo l’emergenza. Situazione simile nel Regno Unito che, dopo aver reclutato circa mille volontari per la raccolta del plasma, sta assistendo a una riduzione della base dei donatori alimentando le stesse preoccupazioni tedesche per il calo nel medio e lungo termine.

Se in Francia, da un lato, inizialmente molte raccolte mobili sono state annullate, dall'altro lato ancora ad oggi si riscontrano difficoltà nel creare un sistema univoco e condiviso di prenotazione delle donazioni. A differenza, invece, della Finlandia, dove oltre a mantenere la situazione sotto controllo, durante la fase 1 della pandemia, ad aumentare è stata proprio la capacità di comunicazione ai donatori. E l’Italia invece?

Proprio per restare nell’ambito della comunicazione, il Centro nazionale sangue ha da subito indicato le linee guida da seguire durante la pandemia: la prenotazione della donazione con triage telefonico, il differimento temporaneo di 14 giorni per chi avesse viaggiato nelle zone rosse, i soggetti che potevano essere accettati per la donazione (asintomatici a 10 giorni di distanza da un test negativo, sintomatici a 10 giorni dal primo sintomo e con test negativo effettuato 3 giorni dopo l’assenza di sintomi). Interventi che, in poche settimane, hanno permesso di recuperare le carenze lamentate da alcune regioni nei primi giorni del lockdown e garantire le regolari attività ospedaliere, seppur rivoluzionate dall’emergenza in corso.

A questo si sono aggiunte le campagne promosse da AVIS Nazionale nel corso dei mesi, prima tra tutte #escosoloperdonare, nata con l’obiettivo di tranquillizzare i donatori sulla possibilità di donare in sicurezza con l’assoluta certezza di non poter contrarre il virus per via trasfusionale. Stesso discorso per “Be red, be yellow, be good” che ha accompagnato i donatori durante il periodo estivo ricordando di donare prima di partire per le vacanze. Il ruolo dell’associazione è stato poi fondamentale anche a livello di “prevenzione” in vista della recrudescenza autunnale del virus, lanciando la campagna antinfluenzale #fattiglianticorpi con l’obiettivo di proteggersi dall’influenza ed evitare così di accusare sintomi confondibili con quelli del Covid-19.

Come ha dichiarato Alice Simonetti, componente dell’Esecutivo Nazionale di AVIS con delega alle politiche europee e ai progetti internazionali, che ha presentato le iniziative sviluppate dalla nostra Associazione per contribuire alla corretta gestione della raccolta sangue durante l'emergenza pandemica, «queste occasioni di confronto sono importanti per condividere le esperienze vissute dai diversi Paesi europei e le conseguenti strategie poste in essere da ciascuno di essi, mettendo a fattore comune le lezioni apprese in queste prime fasi dell’emergenza e studiare insieme come contrastare le potenziali criticità che dovessero manifestarsi nella nostra attività futura. Dal nostro punto di vista, inoltre, è stato significativo poter condividere con il CNS la rappresentanza della posizione italiana, a ulteriore testimonianza della efficace cooperazione in atto tra tutti gli attori del sistema trasfusionale nazionale».La seconda ondata dei contagi da Covid-19 si sta facendo sentire. In particolare a livello europeo. È quanto emerso dall’incontro online tenutosi nei giorni scorsi, promosso dalla Croce Rossa austriaca, in cui i rappresentanti dei principali Paesi si sono confrontati su come i rispettivi sistemi trasfusionali stiano gestendo questa nuova fase della pandemia.

Se dal primo appuntamento era emersa una sostanziale omogeneità di intervento sul diffondersi del virus, oggi il quadro generale mostra situazioni ampiamente differenti. Tra le criticità maggiori, infatti, ci sono quelle registrate da alcuni Paesi in cui sta montando la preoccupazione legata al calo motivazionale dei donatori nel medio e lungo periodo. Tra questi c’è la Germania, dove le associazioni chiedono strategie di conservazione anticipate e attenzione all’aumento della domanda di emocomponenti dopo l’emergenza. Situazione simile nel Regno Unito che, dopo aver reclutato circa mille volontari per la raccolta del plasma, sta assistendo a una riduzione della base dei donatori alimentando le stesse preoccupazioni tedesche per il calo nel medio e lungo termine.

Se in Francia, da un lato, inizialmente molte raccolte mobili sono state annullate, dall'altro lato ancora ad oggi si riscontrano difficoltà nel creare un sistema univoco e condiviso di prenotazione delle donazioni. A differenza, invece, della Finlandia, dove oltre a mantenere la situazione sotto controllo, durante la fase 1 della pandemia, ad aumentare è stata proprio la capacità di comunicazione ai donatori. E l’Italia invece?

Proprio per restare nell’ambito della comunicazione, il Centro nazionale sangue ha da subito indicato le linee guida da seguire durante la pandemia: la prenotazione della donazione con triage telefonico, il differimento temporaneo di 14 giorni per chi avesse viaggiato nelle zone rosse, i soggetti che potevano essere accettati per la donazione (asintomatici a 10 giorni di distanza da un test negativo, sintomatici a 10 giorni dal primo sintomo e con test negativo effettuato 3 giorni dopo l’assenza di sintomi). Interventi che, in poche settimane, hanno permesso di recuperare le carenze lamentate da alcune regioni nei primi giorni del lockdown e garantire le regolari attività ospedaliere, seppur rivoluzionate dall’emergenza in corso.

A questo si sono aggiunte le campagne promosse da AVIS Nazionale nel corso dei mesi, prima tra tutte #escosoloperdonare, nata con l’obiettivo di tranquillizzare i donatori sulla possibilità di donare in sicurezza con l’assoluta certezza di non poter contrarre il virus per via trasfusionale. Stesso discorso per “Be red, be yellow, be good” che ha accompagnato i donatori durante il periodo estivo ricordando di donare prima di partire per le vacanze. Il ruolo dell’associazione è stato poi fondamentale anche a livello di “prevenzione” in vista della recrudescenza autunnale del virus, lanciando la campagna antinfluenzale #fattiglianticorpi con l’obiettivo di proteggersi dall’influenza ed evitare così di accusare sintomi confondibili con quelli del Covid-19.

Come ha dichiarato Alice Simonetti, componente dell’Esecutivo Nazionale di AVIS con delega alle politiche europee e ai progetti internazionali, che ha presentato le iniziative sviluppate dalla nostra Associazione per contribuire alla corretta gestione della raccolta sangue durante l'emergenza pandemica, «queste occasioni di confronto sono importanti per condividere le esperienze vissute dai diversi Paesi europei e le conseguenti strategie poste in essere da ciascuno di essi, mettendo a fattore comune le lezioni apprese in queste prime fasi dell’emergenza e studiare insieme come contrastare le potenziali criticità che dovessero manifestarsi nella nostra attività futura. Dal nostro punto di vista, inoltre, è stato significativo poter condividere con il CNS la rappresentanza della posizione italiana, a ulteriore testimonianza della efficace cooperazione in atto tra tutti gli attori del sistema trasfusionale nazionale».

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